Accolgo
con piacere l'invito a intervenire su questo blog, come una tra i molti
colleghi e le molte colleghe che guardano con preoccupazione a quanto sta
avvenendo in questi mesi dentro e fuori l'università pubblica. Lo faccio qui
perchè, alla luce alle posizioni polifoniche e dissonanti che questo sito
ospita, esso mi sembra costituire uno spazio accogliente, un luogo opportuno
per affrontare i nodi che confrontano la sociologia e il ruolo della sociologia
nella fase storica in cui viviamo. Vorrei
partire dall'intervento dell'11 dicembre 2011, “Le Ragioni di una
Perplessità” per dare voce qui a una sorta di desiderio: il desiderio che
una disciplina in potenza così fertile possa divenire non solo un riflesso dei
tempi, il ritratto di una trasformazione all'interno della quale il sapere è
sempre di più uno strumento di egemonia, ma possa dare origine a un'esperienza
diversa, e divenire lo spazio entro il quale mettere in dialogo tra loro
conoscenza ed esistenza dentro e fuori le mura accademiche.
mercoledì 7 marzo 2012
domenica 26 febbraio 2012
Ranking Ais: osservazioni da "La Critica sociologica"
Riceviamo e volentieri pubblichiamo, nello spirito di servizio alla comunità sociologica che anima questo blog.
Cari amici e colleghi,
vorremmo in primo luogo esprimere
un ringraziamento a quanti hanno partecipato al difficile e sgradito lavoro,
oltre tutto sacrificando il proprio tempo, di valutazione delle riviste scientifiche
di tipo sociologico. Accogliamo ora la richiesta
diffusa attraverso il portale dell’AIS di esprimerci in merito al lavoro in
corso in questi giorni. Questo non può esimerci dal sottolineare alcune
evidenti incongruenze, dovute in buona parte, crediamo, al tipo di questionario
e alle dimensioni adottate, oltre che ai differenti atteggiamenti dei direttori
delle riviste e delle redazioni e, infine, alle successive valutazioni. Vorremmo
quindi segnalarvi, punto per punto, alcune questioni quanto meno discutibili,
riservandoci altresì di far poi pervenire ulteriori notazioni sui punti non
ancora toccati.
lunedì 20 febbraio 2012
Altro concorso "scandalo" - Nuova mobilitazione tra gli economisti
Qualcuno si ricorderà che nel dicembre scorso la comunità degli economisti si è mobilitata intorno agli esiti -ritenuti scandalosi - di un concorso per Ricercatore che si era tenuto il 30 novembre presso l’Università del Piemonte Orientale, Sede di Alessandria, Facoltà di giurisprudenza (settore scientifico disciplinare SECS-P/01). A suo tempo avevamo dato ampia notizia del caso nel Blog, nonostante fosse riferito ad altra disciplina, per tre ragioni sostanziali:
1) innanzitutto, per l'appello all’uso di indici bibliometrici – cui la Commissione "incriminata" aveva deciso di non ricorrere visto che assegnavano il valore più basso proprio alla vincitrice-candidata locale. Quindi, se fossero stati applicati gli indici bibliometrici, si faceva notare, il giudizio finale patentemente contrario alle regole di una sana comunità scientifica sarebbe stato molto più difficile da sostenere.
2) L’esito del Concorso aveva visto la pronta reazione e mobilitazione di alcuni economisti che oltre a dare notizia del caso in vari media hanno inviato una lettera al Rettore dell’Università del Piemonte orientale perché questi intervenisse e non convalidasse gli esiti concorsuali, lettera sottoscritta da 1400 economisti di tutto il mondo.
3) Il rettore ha deciso, dopo aver controllato i materiali concorsuali, di non apporre la sua firma al verbale, delegittimando quindi la commissione concorsuale.
Nonostante questo precedente, a distanza di poco più di un mese, una storia molto simile, anzi sostanzialmente identica, si è verificata ancora nel campo disciplinare dell'economia, questa volta presso l'Università dell'Insubria.
domenica 19 febbraio 2012
La questione del "ranking Ais": di cosa stiamo discutendo, e perché
La
replica di Agodi – data “a nome dell’intero direttivo AIS” – al mio post del 14
febbraio 2012 (Ranking AIS: una nota di
metodo) è poco soddisfacente: da un lato elude buona parte delle questioni salienti
che avevo sollevato nel mio intervento, dall’altro fraintende completamente
alcune delle mie osservazioni. Mi sembra opportuno, quindi, fare alcune
puntualizzazioni, non tanto per offrire una contro-replica capillare al post di
Agodi, quanto per mettere un po’ di ordine nella discussione e porre l’accento
sui termini della questione “ranking AIS” che a me sembrano essenziali e
problematici. Nelle righe che seguono, in primo luogo riassumerò la procedura
seguita dall’AIS per costruire il proprio “indice di qualità e rilevanza delle
riviste italiane di sociologia”; in seguito mostrerò gli elementi di debolezza
di ciascuna fase della procedura; infine terminerò con qualche osservazione
sulla rilevanza del tema oggetto di discussione.
sabato 18 febbraio 2012
Quando è applicabile la misura dell’attendibilità alpha? Commento alla nota di Pisati
Ranking delle riviste di sociologia: ipotesi a confronto
Pensiamo possa interessare, a chi
ha seguito finora il dibattito sull’accreditamento e il ranking delle riviste
italiane di sociologia, mettere a confronto le classi
individuate dall’Ais con quelle che sarebbero emerse utilizzando gli indicatori
bibliometrici. Crediamo che una simile comparazione consenta di valutare meglio –
in termini sostanziali e non solo di metodo – pregi e difetti della “soluzione
Ais”, sulle cui anomalie ci siamo soffermati in altri post, cui rimandiamo.
A
partire dalla collocazione nella graduatoria Ais (così come questo risulta dal documento pubblicato sul sito Ais), la tabella 1 indica per ogni rivista accreditata la classe che avrebbe
ottenuto sulla base della media degli indici H (totale e a 5 anni). La tabella 2, invece, riporta le classi relative
all’indice H totale e all’indice H 2007-11, considerati
separatamente. Le classi corrispondono ai quartili dei punteggi ottenuti dalle
riviste sui vari indici.
martedì 14 febbraio 2012
Ranking Ais: una nota di metodo
Un'analisi attenta del ranking AIS mette in luce talune criticità che è utile, opportuno e anzi necessario sottolineare prima di qualunque futura e auspicata revisione. Dico subito, tanto per non usare eufemismi, che la sensazione di essere di fronte alle due classiche possibilità (esserci o farci) è forte. Qualunque sia la verità, ecco alcune osservazioni rapide derivanti dalla mia analisi.
Punto primo: il ranking mira a essere uno strumento decisionale, cioè su di esso (o su qualche sua versione) si baseranno le valutazioni di dipartimenti, candidati a concorsi, carriere e quant'altro. Quindi, non è il solito esercizio sociologico senza conseguenze per cui "anything goes", ma dovrebbe essere realizzato con cura, attenzione e professionalità. Per come risulta dalle descrizioni sinora rese note, questo indice AIS appare, viceversa, privo di una solida giustificazione razionale, il che lo rende tanto valido quanto qualsiasi altro esercizio di ranking spannometrico. In particolare, non viene detto da nessuna parte:
Punto primo: il ranking mira a essere uno strumento decisionale, cioè su di esso (o su qualche sua versione) si baseranno le valutazioni di dipartimenti, candidati a concorsi, carriere e quant'altro. Quindi, non è il solito esercizio sociologico senza conseguenze per cui "anything goes", ma dovrebbe essere realizzato con cura, attenzione e professionalità. Per come risulta dalle descrizioni sinora rese note, questo indice AIS appare, viceversa, privo di una solida giustificazione razionale, il che lo rende tanto valido quanto qualsiasi altro esercizio di ranking spannometrico. In particolare, non viene detto da nessuna parte:
a. Quali sono i criteri scientometrici sui quali si è basata la scelta delle sei dimensioni prescelte? Detto altrimenti: quali sono le giustificazioni razionali (teoriche e/o empiriche) di tali dimensioni rispetto all'obiettivo di misurare -- sia pure approssimativamente e indirettamente -- la qualità scientifica di una rivista?
Ancora sul ranking: la lettera al Presidente Ais della redazione di Stato e Mercato
Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
Al Presidente dell'Ais:
Al Presidente dell'Ais:
Abbiamo visto il
ranking delle riviste di sociologia che è stato pubblicato sul sito dell’Ais e
anche la spiegazione dei criteri che sono stati utilizzati. Nel messaggio di
accompagnamento, lei scrive che tale ranking costituisce “la base di
partenza per un ulteriore approfondimento al fine di giungere a una
stesura finale dell’indice di rilevanza tale da costituire uno strumento
stabile, valido e affidabile con cui aggiornare la classificazione delle
riviste”. E’ in questo spirito che ci accingiamo a esporre alcune riflessioni.
Partendo dal
riconoscimento dello sforzo fatto, anche sulla base del dibattito che nelle
scorse settimane si è sviluppato, sentiamo di dover evidenziare alcuni elementi
di criticità.
Il questionario Ais,
infatti, ha consentito sicuramente di raccogliere informazioni utili sulle
riviste italiane di sociologia. Oltre a ciò, chi ha individuato i criteri per
il ranking e ha elaborato la classifica, si è speso molto in un lavoro non
facile e, probabilmente, di poca soddisfazione personale. Vista la pluralità
delle posizioni espresse nel dibattito che si è sviluppato sul Forum Ais, era
difficile “quadrare il cerchio”. E soprattutto era impossibile tirare fuori
soluzioni che non sollevassero critiche. Inoltre, un secondo elemento ci pare
positivo: i criteri sono stati resi espliciti e i risultati sono ispezionabili
da parte di ognuno.
Tuttavia,
persistono due aspetti fortemente problematici.
lunedì 13 febbraio 2012
Il ranking dell'Ais: qualche anomalia di troppo [con aggiornamenti]
E così alla fine è uscito anche il ranking
dell'Ais. Il ranking delle riviste di sociologia che si pubblicano in
Italia. Che non sono proprio poche, come sappiamo, e che sono persino più di
quelle che ci si poteva aspettare. In tutto, sono 52 le riviste elencate e
classificate, più una che ha deciso di restare in panchina, considerato che la
sua data di nascita cade dopo il periodo preso in esame dall'Anvur ( e
presumibilmente non avrebbe guadagnato molto dal comparire in questa
classifica). E delle 52 che invece ci sono, in classifica? Facciamo qualche
rapido conto. Delle quattro fasce (AA, A, B, C), la più popolata è la seconda,
la fascia A, con ben 15 riviste. In B sono in 13, 10 sono in C, e - udite udite
- 14 sono in AA. In totale, 23 riviste sono nella fascia diciamo
inferiore: troviamo qui peraltro riviste che con la sociologia c'entrano poco o
punto (come Visioni Latino-Americane, Nuova Atlantide, o Il Pensiero politico),
e riviste di spiccato valore locale o specialistico (come le varie riviste
dedicate al servizio sociale). Ma 29 riviste sono piazzate saldamente in
fascia superiore (AA + A). Una bella e corposa élite, non c'è che dire.
Di cui dubitiamo l'ANVUR sarà contenta. E' l'ennesima prova dell'elitismo
democratico dell'Ais, ovvero del suo consociativismo al ribasso, il "todos
caballeros" di cui dice l'amico Pisati anche nel messaggio qui sotto
pubblicato? E' presto per dirlo con certezza. Intanto, alcune presenze
erano d'obbligo: potevano non essere in fascia superiore Stato e Mercato o la
RIS? potevano mancare Sociologia e ricerca sociale e Quaderni di sociologia?
Ovviamente no, e infatti ci sono, e svettano nella classifica, insieme ad una
rivista storica anche se oggi un po' annebbiata come Quality and Quantity, e
alla più giovane ma valorosa (parlo pro domo mea, è chiaro)
"Sociologica". Potevano mancare Studi di Sociologia e Sociologia e
politiche sociali? No, ovviamente. E la lista intanto si gonfia. E' però vero
che in questa peraltro ampia elite mancano riviste storiche come
"Sociologia" (la rivista dell'Istituto Sturzo, peraltro presente in
un data base autorevole come Scopus) e la ferrarottiana "La critica
sociologica" - entrambe finite in B, come la gloriosa
"Inchiesta".
sabato 11 febbraio 2012
“Per la sociologia pubblica”: meritocrazia ed etica sociale
Oggi si discute sempre più spesso di meritocrazia e di etica sociale. Mi sembra che l’opinione pubblica
percepisca questi valori come segnali di cambiamento del modello economico e
sociale. Questi valori sembrano accompagnare tutti i programmi di riforme, del
mercato del lavoro, delle istituzioni professionali ecc. Ho l’impressione,
perciò, che non possiamo esimerci dal rendere “pubblici” i dibattiti sui
paradigmi meritocratici e etici, che, peraltro, ci contraddistinguono come gruppo
di sociologi del movimento “Per la sociologia”, ed anzi ne hanno segnato la
nascita. Penso che dovremmo farlo
per sollecitare la nostra associazione professionale a mettersi in relazione
più diretta con i suoi pubblici, non fermandosi all’interno dell’accademia ma
aprendosi al sociale.
La premessa a questo mio intervento risiede nella convinzione che l’AIS sia del tutto autoreferenziale. Finisce per rappresentarsi come una corporazione che, attraverso le sue elite, si concentra solo sul controllo delle inclusioni e delle carriere. La Sarfatti Larson direbbe che si concentra sul controllo della “produzione dei produttori”, sul reclutamento e sulla selezione attraverso dei meccanismi che permettono alle elite di riprodursi. Infatti, non mi risulta che l’AIS sia mai entrata nel dibattito sociale e politico, che abbia mai pubblicizzato il suo parere sulle riforme sociali. Da notare che questo ruolo pubblico è un obiettivo dello Statuto, anche se non mi sembra esista una forma di mandato diretto non solo al presidente dell’AIS, ma anche a qualche componente degli organismi direttivi.
La premessa a questo mio intervento risiede nella convinzione che l’AIS sia del tutto autoreferenziale. Finisce per rappresentarsi come una corporazione che, attraverso le sue elite, si concentra solo sul controllo delle inclusioni e delle carriere. La Sarfatti Larson direbbe che si concentra sul controllo della “produzione dei produttori”, sul reclutamento e sulla selezione attraverso dei meccanismi che permettono alle elite di riprodursi. Infatti, non mi risulta che l’AIS sia mai entrata nel dibattito sociale e politico, che abbia mai pubblicizzato il suo parere sulle riforme sociali. Da notare che questo ruolo pubblico è un obiettivo dello Statuto, anche se non mi sembra esista una forma di mandato diretto non solo al presidente dell’AIS, ma anche a qualche componente degli organismi direttivi.
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