La vicenda delle auto-candidature a membro del Gev (vedi lettera di Colozzi a Santoro, in questo blog) è a suo
modo sconcertante. C’è l’occasione di partecipare nel punto più strategico in
cui lavorare per la difesa della qualità della sociologia italiana, e la
risposta è fiacca, deludente. Sono in pensione da più di tre anni e posso solo, se mai,
sentirmi per la mia parte responsabile della passata gestione della
professione. Posso però dire qualcosa a proposito del futuro, e di questo
passaggio che, lo si voglia o no, lo si approvi o meno nelle sue forme, è
probabilmente decisivo per quanto si metterà in moto, con conseguenze di lungo
periodo, per il bene e per il male.
Lo sconcerto è dovuto ovviamente alla scarsa partecipazione.
Si aggiunge però l’osservazione che questa non si verifica che per due delle tre
componenti. Con tale aggiunta lo sconcerto lascia spazio al sospetto. Non è una
novità che questa componente sia molto organizzata e forte, e che dunque abbia
motivato anche molte domande: questo “spiega” il risultato finale, a parte ogni
altra considerazione. Santoro (vedi qui) ci chiede di provare a dire perché chi potrebbe non
partecipa. Come al solito non c’è un solo perché, ma il fatto che subito possa
scattare un sospetto circa la sovra-rappresentazione di una componente, mostra
lo stato di sfiducia che ci trasciniamo dietro da tempo, con molte ragioni del
resto e scontato che responsabilità sono anche condivise, sulla perfettibilità
della sociologia italiana e della sua organizzazione professionale.