Cari colleghi,
per decenni, l’Università italiana è stata umiliata da una quantità enorme di concorsi truccati. Questo sistema deve essere combattuto. Non è un’impresa facile perché la cultura dell’omertà, così radicata nei nostri ambienti, isola coloro che hanno il coraggio civile di rivolgersi alla magistratura mentre fornisce protezione e solidarietà ai professori che violano le regole, incoraggiando i primi a tacere e i secondi ad abusare dei loro poteri. È significativo che alcuni firmatari del documento “Un’altra strada” mi abbiano scritto per dirmi: “Noi sappiamo che tu hai subito un’ingiustizia, ma ti sei spinto troppo oltre con la tua richiesta di censura”. D’altronde, la magistratura è stata chiarissima: la responsabilità dell’annullamento del concorso di Chieti è tutta dei commissari, non della norma illegittima contenuta nel bando.
I magistrati spiegano che, se i commissari avessero escluso dalla valutazione il candidato locale o, eventualmente, il suo libro “fantasma”, la norma illegittima non avrebbe prodotto conseguenze ed io − almeno su questo punto specifico − non avrei potuto presentare doglianze. Ciò è dimostrato dal fatto che la magistratura scrive che la norma illegittima produce una “concreta lesività solo all’esito della procedura”. E l’esito della procedura è stato viziato dal fatto che la commissione ha ammesso a valutazione titoli che non avrebbe dovuto ammettere.
per decenni, l’Università italiana è stata umiliata da una quantità enorme di concorsi truccati. Questo sistema deve essere combattuto. Non è un’impresa facile perché la cultura dell’omertà, così radicata nei nostri ambienti, isola coloro che hanno il coraggio civile di rivolgersi alla magistratura mentre fornisce protezione e solidarietà ai professori che violano le regole, incoraggiando i primi a tacere e i secondi ad abusare dei loro poteri. È significativo che alcuni firmatari del documento “Un’altra strada” mi abbiano scritto per dirmi: “Noi sappiamo che tu hai subito un’ingiustizia, ma ti sei spinto troppo oltre con la tua richiesta di censura”. D’altronde, la magistratura è stata chiarissima: la responsabilità dell’annullamento del concorso di Chieti è tutta dei commissari, non della norma illegittima contenuta nel bando.
I magistrati spiegano che, se i commissari avessero escluso dalla valutazione il candidato locale o, eventualmente, il suo libro “fantasma”, la norma illegittima non avrebbe prodotto conseguenze ed io − almeno su questo punto specifico − non avrei potuto presentare doglianze. Ciò è dimostrato dal fatto che la magistratura scrive che la norma illegittima produce una “concreta lesività solo all’esito della procedura”. E l’esito della procedura è stato viziato dal fatto che la commissione ha ammesso a valutazione titoli che non avrebbe dovuto ammettere.