venerdì 16 marzo 2012

A proposito di concorsi di sociologia


Riceviamo e volentieri pubblichiamo, nello spirito di servizio alla comunità sociologica che anima questo blog, invitando gli interessati a rispondere


[UPDATED CON COMMENTI e RISPOSTE]
[AGGIORNAMENTO 27 MArzo 2012]


Si è parlato, nei mesi precedenti, di cominciare a mettere sotto osservazione i concorsi accademici, al fine di prevenire (oppure sanzionare pubblicamente ex-post) comportamenti, decisioni ed esiti concorsuali che appaiono dubbi, poco comprensibili o addirittura sconcertanti.
Nei mesi precedenti lo si è iniziato a fare con alcuni concorsi di sociologia e poi sono stati riportati alcuni concorsi di economia.
Ora questa attività di monitoraggio sembra in declino perché i concorsi stanno per finire e si passerà ad altre forme di reclutamento (es. idoneità nazionale). Tuttavia di concorsi ce ne sono ancora e, ad esempio, l’assegnazione di borse (il primo passo per iniziare un tenure track accademico) per il momento mantiene lo stesso meccanismo dei “vecchi” concorsi (nomina di commissari, presentazione delle pubblicazioni dei candidati ecc.). Per cui vale la pena non tralasciare questa attività di monitoraggio.

Recentemente si è concluso a Catania un concorso di prima fascia sul settore SPS/09 (sociologia economica) bandito nel 2008. Un concorso con un percorso accidentato perché il primo esito diede come vincitrici due persone; poi fu impugnato. A questo punto fioccarono i ricorsi (a cui l’autorità competente non ha ancora dato risposta); nel frattempo fu ribandito e nominata una nuova commissione. In questi giorni si è concluso anche questo nuovo concorso, però con un esito diverso dal precedente. Eppure i/le candidat* erano gli/le stess*.

Ci potremmo chiedere:
1.       come mai gli/le stess* candidat* sono stat* giudicat* diversamente?
2.       che cosa ha fatto la differenza, visto che le pubblicazioni oggetto di giudizio erano le stesse (ferme al 2008) nei due concorsi?
Non è facile rispondere a queste domande, specie se non si è partecipato al processo decisionale.
Tuttavia per capire meglio qualcosa lo si potrebbe chiedere ai/lle candidat*: perché non mettete su questo sito i vostri curricula, titoli e pubblicazioni al 2008?
Così ognuno un’idea potrà farsela.

Giampietro Gobo (Università di Milano)



[AGGIORNAMENTO 27 MArzo 2012]


Accolgo le puntualizzazioni degli animatori del blog. Se me l’avessero fatte notare, le avrei accolte volentieri e non le avrei considerate come un’“illegittima interferenza con la (mia) posizione e le idee”. E’ solo positivo quello che serve a migliorare e rendere meno ambiguo un testo.
Giustamente mi si fa notare che il rettore ha annullato, per vizi procedurali e di forma, il concorso (il ricorso invece spetta ai/alle candidat*, che peraltro mi pare ci sia stato) e che pertanto non ci sono stat* vincitori/trici. Tuttavia non si può annullare… il nulla. Infatti quello che il rettore non ha approvato sono “gli atti concorsuali” (su cui c’erano scritti i nomi delle persone vincitrici) redatti dalla commissione giudicatrice. Per cui è stato annullato un esito (sostanza) di una commissione, che poi non è stato ufficializzato (forma).
Premetto che io ho la massima stima per tutti i 16 canditati e per tutti i 10 commissari del concorso svoltosi in due diverse occasioni, e che io non contesto né l’esito del primo concorso (annullato) né quello del secondo. Infine riconosco legittimità a entrambe le commissioni. Non è questo il punto.
Parto da quella che è sembrata un’osservazione “piuttosto banale: come mai, si chiede l'autore del post, un concorso con gli stessi candidati e le stesse pubblicazioni restituisce un risultato diverso? La risposta è che se cambia la Commissione, il risultato può legittimamente essere diverso. Non c'è nulla di strano, come tutti sanno”.
E in effetti, dicono i commissari, “non è affatto difficile rispondere alle due domande che sono state poste… 1. Ogni commissione è tenuta a maturare autonomamente il proprio convincimento, formulando giudizi collegiali che non possono che sintetizzare quelli individuali dei commissari; 2. I giudizi della commissione su tutti i candidati sono pubblici e visibili alla pagina”.
 Una buona sociologia è quella che spiega proprio il banale, il dato per scontato, il senso comune (quello che “tutti sanno”, appunto), quello di cui tutti sono assuefatti. E allora partiamo dalla banalità. E per farlo facciamo un esempio virtuale, un esercizio di estraneazione, che meglio ci può aiutare a decostruire il problema: vi sorprendereste se due commissioni che valutano un candidato, che ha presentato domanda d’invalidità, fornissero due pareri opposti? Una riconoscendo la sua in-idoneità e l’altro bocciandola? E ci chiederemmo: ma come hanno fatto, quali criteri hanno usato? Ecco il punto: quali criteri hanno usato.
Dei concorsi a me non interessano i giudizi. Quelli interessano ai/lle candidat*. Più che l’esito (il cosa - che peraltro accetto) a me interessa il processo (il come). E nel come ci stanno anche i criteri di valutazione.
 Sono subito accontentato in questa curiosità. Nei verbali delle due commissioni sono fissati “in dettaglio i criteri di massima”.

 Per valutare le pubblicazioni scientifiche e il curriculum complessivo dei candidati, la Commissione terrà in considerazione i seguenti criteri:
 a - originalità e innovatività della produzione scientifica e rigore metodologico;
b - apporto individuale del candidato, analiticamente determinato nei lavori in collaborazione. Allo
scopo, dovrà essere verificabile, con menzione nella pubblicazione, l’apporto del singolo candidato al
lavoro in collaborazione. Saranno valutati solo i contributi dei singoli candidati per i quali risultino chiare attrribuzioni nei relativi testi;
c - congruenza dell'attività del candidato con le discipline ricomprese nel settore scientifico-disciplinare
per il quale è bandita la procedura, ovvero con tematiche interdisciplinari che le comprendano;
d - rilevanza scientifica della collocazione editoriale delle pubblicazioni e loro diffusione all'interno della
comunità scientifica;
e - continuità temporale della produzione scientifica, anche in relazione alla evoluzione delle conoscenze
nello specifico settore scientifico-disciplinare.
Per attuare la valutazione la Commissione farà ricorso, ove possibile, a parametri riconosciuti in ambito
scientifico internazionale.

Come si può vedere sono proprio criteri… “di massima”: infatti solo b) è un criterio ‘oggettivo’ (ammesso che i commissari si prendano realmente la briga di fare questi controlli, peraltro facili) e, in qualche misura, anche c) ed e) lo sono. Ma i criteri ‘forti’, quelli che realmente contano, sono a) e d). Che in realtà sono criteri epistemologicamente abbastanza deboli, perché considerevolmente soggettivi.
Se i criteri “di massima” sono così deboli, molto meglio sarebbe avere criteri di minima.
Poi ci sono i titoli. Questi sì abbastanza oggettivi, ma solitamente tenuti in secondo piano.

La Commissione, inoltre, considera titoli da valutare specificamente i seguenti:
a - l'attività didattica svolta anche all'estero;
b - i servizi prestati negli atenei e negli enti di ricerca italiani e stranieri;
c - l'attività di ricerca, comunque svolta, presso soggetti pubblici e privati italiani e stranieri;
d - i titoli di dottore di ricerca e la fruizione di borse di studio finalizzate ad attività di ricerca;
e - il servizio prestato nei periodi di distacco presso i soggetti di cui all'art. 3, c. 2, del decreto legislativo
f - l'organizzazione, direzione e coordinamento di gruppi di ricerca;
g - il coordinamento di iniziative in campo didattico e scientifico svolte in ambito nazionale e
internazionale.

Questi criteri non sono una novità. Sono criteri standard, che troviamo in ogni bando. Hanno orientato i concorsi su cui si è costruita l’attuale sociologia italiana. E visto che il risultato non è stato dei migliori, tempo fa si è deciso di correre ai ripari.

·     Diversi anni fa l’AIS aveva raggiunto (al suo interno) un accordo sui criteri e i requisiti MINIMI per il reclutamento accademico e i passaggi di fascia. In quell’accordo (vado a memoria e quindi, cominciando a diventare vecchio, con qualche imprecisione) si parlava di articoli e di almeno 1 monografia (con una casa editrice di rilievo nazionale) per diventare ricercatore, di almeno 2 monografie per diventare associato e (forse) almeno 3 per diventare ordinario. Questo documento (diciamo) d’indirizzo è stato rispettato? No. Uno dei vincitori (al 2008) non aveva nemmeno un libro. Si doveva rispettare questo orientamento. No, perché la commissione è sovrana. Ma allora che senso ha trovare  accordi del genere?
·      A un/a giovane sociolog* che voglia far carriera universitaria è giusto che vengano fornite delle indicazioni, delle linee guida, anche per meglio allocare le proprie risorse di tempo e denaro: è meglio pubblicare articoli o scrivere libri? E meglio puntare a pubblicare su riviste internazionali o nazionali? E’ meglio perseguire una strategia volta a far accrescere i propri indici bibliometrici oppure non preoccuparsi affatto di essi? Si dica chiaramente se per fare carriera si debbano seguire le indicazioni AIS oppure andarsi a leggere i verbali di tutte le commissioni (sovrane) e poi tirare le conclusioni. A me vanno bene entrambe i metodi. Basta che lo si sappia prima (e non dopo).
·      In questo concorso colpisce la soluzione originale: un po’ “metodo AIS” e un po’ “commissione sovrana”. Detto in altri termini, lo strabismo dei criteri. Infatti hanno vinto da una parte una candidata con diversi libri e un candidato con zeru libri. Nel mezzo 14 candidat*, di cui alcun* hanno scritto tanti libri da riempire un ripiano di uno scaffale IKEA. Ma la commissione è sovrana.
·      Che le commissioni sono sovrane, poi, bisognerebbe dirlo a quegli economisti che recentemente hanno contestato un paio di concorsi (di cui si è data notizia anche in questo blog). Cari economisti, non sapete che la commissione è sovrana? Oppure le commissioni sono sovrane a corrente alternata? Ma loro, si sa, sono economisti. E certe cose non le sanno.
·      Questo concorso è interessante (e potrebbe anche essere un oggetto di studio da sociologia della scienza, quella disciplina che studia le controversie scientifiche) perché è un quasi-esperimento: ci sono tre costanti (le/gli stess* candidat, le stesse pubblicazioni, ferme a metà del 2008, e gli stessi dettagliati criteri di valutazione) e una variabile (le commissioni, entrambe sovrane). Ci possono dei limiti alla sacrosanta arbitrarietà (e sovranità) delle commissioni? E quali sono?
·      Sarò minimalista, ma credo che dei criteri MINIMI debbano essere rispettati da qualsiasi commissione, quand’anche sovrana. Questo garantisce che possano vincere anche candidati che non ‘piacciano’ ai commissari, che non facciano parte della loro cordata, che siano originali, o semplicemente dei cani-sciolti ecc. Se non passa una logica dell’agire morale, che rispetti criteri minimi, allora i concorsi saranno sempre un terno al lotto, guidati dalla mano invisibile non di Adam Smith ma della Dea bendata, che estrae a sorte i commissari a te favorevoli.
·      Conosco bene le obiezioni e le evidenze a questo ragionamento: candidat* (mediocr*) con requisiti minimi passano davanti a candidati ben più meritevoli. E’ la storia concorsuale dei recenti decenni. Lo so. E’ vero. E’ tutto vero. Ma allora se non è possibile un agire morale, un sentire intersoggettivo, un’autoregolamentazione, allora non resta che la logica del monitoraggio, del naming and shaming, dell’osservazione come controllo.
·      Questa logica dice: fate tutto quello che volete (commissioni sovrane), tanto noi vi guardiamo. Per cui chiederemo un collegamento in skype per seguire i lavori delle sedute concorsuali o, magari, a Radio Radicale di trasmetterle radiofonicamente (lo fa per il Parlamento, perché non per l’accademia?); oppure a Endemol di produrre un nuovo format (“Un giorno in concorso”); o, ancora, faremo un bel “concorso ombra”, come ai tempi del PCI. Vi pare uno scenario desiderabile? A me no. Ma ci sono alternative?
·      Io ho fatto solo una richiesta minimalissima, visto che nei verbali ci sono “solo” i criteri e i giudizi: car* candidat* si possono vedere i cv, di grazia? Tutto qui. Niente di più, niente di meno. Fa così tanta paura la trasparenza?
·      Giungo al termine. Che resta da fare davanti a commissione sovrane? Nulla, proprio nulla. Solo indignazione e sberleffo.
·      L’indignazione, nell’accademia italiana, è una risorsa sotterranea, che rimane quasi sempre nelle… catacombe. Purtroppo non siamo nel mondo anglosassone, dove se sbatti la porta o litighi con un referente forte, trovi facilmente altre porte aperte. Il sistema dei concorsi (che non ci sono nel mondo anglosassone), le commissioni nazionali, gli accordi taciti tra Componenti oppure tra cordate, sono una cappa pesante alla libertà di espressione e indignazione. Però almeno i professori ordinari, che non sono più sotto ricatto, possono (se lo vogliono) dire la loro. Anche sulle commissioni sovrane.
·      A noi, invece, sudditi di commissioni sovrane non resta che lo sberleffo, il naming and shaming. Quando i miracolati da commissioni sovrane alzeranno la voce, gli faremo una bella pernacchia. E sì perché ‘sti miracolati dimenticano in fretta i miracoli e poco dopo vestono i panni dei moralizzatori dell’accademia italiana.
 Termino qui e prometto che non risponderò agli eventuali commenti (che tuttavia leggerò) che appariranno su questo blog. Anche se dovessero essere diffamatori nei miei confronti (per questo c’è sempre la via giudiziale). Risponderò ovviamente a chi dovesse scrivermi (giampietro.gobo@unimi.it). Non è infatti mia intenzione usare il blog a fini personali e tanto meno fare una battaglia personale contro questa o quella commissione (sovrana, ovviamente) o contro quest* o quel* candidat*. Ho solo (ri)posto un problema… “banale”, “normale” e risaputo.
Se è opinione comune che sia così banale, che sia poco utile e abbia scarsa rilevanza, è giusto che questo tema muoia e scompaia dal dibattito. In caso contrario, io la mia parte l’ho fatta. Adesso altr*, se credono, facciano la loro.

Giampietro Gobo





3 commenti:

  1. Paolo Barbieri19 marzo 2012 08:56

    Sono Paolo Barbieri. Sono uno degli idonei al concorso sps09 di Catania sul quale Gobo esercita la sua retorica. Non ritengo che il suddetto Gobo o chi altri abbia alcun diritto di pretendere giustificazioni da chicchessia, a nome di una qualche malintesa "commissione di vigilanza" autonominatasi in questo blog. Oltretutto, se invece di darsi all'indignazione facile, si fosse preso la briga di guardarsi i CV - che sono reperibili in rete - e calcolarsi qualche indice bibliometrico dei candidati si sarebbe reso conto che forse la sua indignazione - ADESSO - e' fuori tempo prima ancora che fuori luogo. Immagino i commissari risponderanno, quindi non ritengo mio dovere aggiungere altro. Osservo che al peggio che la mia generazione di sociologi ha gia' mostrato in questi ultimi tempi, mancavano solo i processi staliniani con annessa inversione dell'onere della prova. E' un'involuzione che personalmente mi lascia molto perplesso.
    Paolo Barbieri

    (dato che qs blog non rientra fra i miei favoriti, non seguiro' l'eventuale prosecuzione di qs 'dibattito')

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    1. "Sono uno degli animatori di questo Blog e vorrei precisare alcune cose riguardo il post di G. Gobo e la risposta di P. Barbieri. Il Blog non censura nessuno, a meno di messaggi ingiuriosi. Questo è uno dei suoi vantaggi, ma anche uno dei suoi limiti. Occorre infatti essere molto precisi e non ambigui nelle comunicazioni, se si vuole rendere qualche servizio alla comunità scientifica. A riguardo: il post di G. Gobo recita che "Recentemente si è concluso a Catania un concorso di prima fascia sul settore SPS/09 (sociologia economica) bandito nel 2008. Un concorso con un percorso accidentato perché il primo esito diede come vincitrici due persone; poi fu impugnato". La formulazione è ambigua. Infatti il concorso è stato annullato dal Rettore per vizi procedurali e di forma, mentre il verbo "impugnare" lascia intendere che ci sia stato un qualche tipo di ricorso da parte dei candidati. L'inesattezza è anche maggiore: il concorso non ha dato "come vincitrici due persone", proprio perchè un concorso i cui atti non sono approvati dal Rettore non ha alcun tipo di esito, ma è - appunto - annullato. La domanda sostanziale di G. Gobo, poi, è piuttosto banale: come mai, si chiede l'autore del post, un concorso con gli stessi candidati e le stesse pubblicazioni restituisce un risultato diverso? La risposta è che se cambia la Commissione, il risultato può legittimamente essere diverso. Non c'è nulla di strano, come tutti sanno.

      Avremmo potuto non pubblicare il post, o chiedere a Gobo di rivedere e precisare il suo testo. Ma questo avrebbe significato a nostro giudizio una illegittima interferenza con la posizione e le idee di Gobo (che, tra l'altro, non è un aderente di "Per la sociologia") da lui autonomamente sottoposte al giudizio della pubblica opinione. La sua firma equivale ad assunzione di responsabilità. Noi abbiamo pubblicato il suo post, con la premessa di rito "riceviamo e volentieri pubblichiamo....Invitando gli interessati ad intervenire". L'invito è stato accolto, ci pare, e questo è una buona cosa.

      La risposta di P. Barbieri, invece, chiama in causa il Blog nel suo insieme e una "malintesa "commissione di vigilanza" autonominatasi in questo blog". Anche questo richiede una qualificazione. Le responsabilità sono individuali: G. Gobo ha postato un messaggio e lo ha firmato. La responsabilità di quanto afferma è solo sua. Non esiste - né mai esisterà - alcuna commissione di vigilanza. Il Blog è uno strumento di discussione pubblico, in cui tutti i colleghi (aderenti e non) hanno spazio, come ci sembra di avere ampiamente dimostrato i questi mesi. Tutti possono scrivere, e tutti vedono. E tutti possono farsi un'idea circa la cogenza delle domande e l'appropriatezza delle risposte.

      Filippo Barbera (Università di Torino)

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  2. In riferimento al post di G. Gobo, non è affatto difficile rispondere alle due domande che sono state poste relativamente al concorso di prima fascia in SPS/09 da poco conclusosi a Catania:

    1. Ogni commissione è tenuta a maturare autonomamente il proprio convincimento, formulando giudizi collegiali che non possono che sintetizzare quelli individuali dei commissari.

    2. I giudizi della commissione su tutti i candidati sono pubblici e visibili alla pagina http://access.unict.it/valcomp/dettagli_valutazione.asp: chiunque sia interessato può dunque verificare direttamente i giudizi individuali, collegiali e comparativi formulati per ciascun/a candidato/a (se non compare il verbale, andare nella colonna sinistra della pagina web indicata cliccare su "per settore disciplinare", SPS/09, e poi sul secondo dei 3 concorsi che appaiono nella pagina relativa)

    Franca Alacevich, Federico Butera, Raimondo Catanzaro, Costanzo Ranci e Marino Regini

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