La lettera di Ivo Colozzi mette il dito su una piaga professionale su cui varrebbe la pena riflettere. Questo post non è un inizio della riflessione, ma solo la posizione della questione e un invito ad affrontarla in modo serio. Formulerei la questione così: per quali ragioni i sociologi che contano, quelli più noti e stimati, quelli che fanno l'élite della disciplina, non si sono candidati al ruolo di esperti di valutazione, cioè di membri del GEV?
mercoledì 30 maggio 2012
domenica 27 maggio 2012
La parola del Presidente del GEV14
Caro Prof. Santoro,
ti rispondo per lettera innanzitutto perchè non mi rassegno al tuo rifiuto e voglio almeno cercare di fornirti ragioni serie per un ripensamento, in secondo luogo perchè molti dei temi che affronti mi permettono di chiarire alcune questioni che ritengo importanti e su cui avevo già pensato di intervenire dopo aver letto il tuo intervento sul blog Per la sociologia (quindi ti autorizzo a pubblicare questa lettera, se credi).
VQR 2004-10: perché ho accettato il ruolo di "revisore"
Ho
letto con grande interesse l’ultimo post pubblicato da Marco Santoro, poiché esprime
con efficacia dubbi che anche io ho avuto di fronte alla richiesta rivoltami dal
Presidente del Gev 14 di far parte del gruppo di revisori che valuteranno i
prodotti della ricerca nell’ambito del VQR 2004-2010. Ho sciolto quei dubbi in
maniera opposta a quanto ha fatto Marco, e vorrei (brevemente) spiegarne i
motivi.
Ritengo più che condivisibili le osservazioni critiche sulla (poco equilibrata) composizione del Gev 14. Come è stato spiegato, riflettono una logica di appartenenza - di componente – che davvero non ha più ragione di esistere e nei confronti della quale dobbiamo dire semplicemente basta, basta, basta! Per non riprodurre questa logica, però, non è sufficiente “denunciarla”. Dobbiamo iniziare a muoverci a prescindere dalle componenti. Naturalmente senza ingenuità, ma non facendoci bloccare da esse, anche attuando gesti di “apertura unilaterale”, che mostrino nei fatti un diverso modo di ragionare e soprattutto di operare.
Ritengo più che condivisibili le osservazioni critiche sulla (poco equilibrata) composizione del Gev 14. Come è stato spiegato, riflettono una logica di appartenenza - di componente – che davvero non ha più ragione di esistere e nei confronti della quale dobbiamo dire semplicemente basta, basta, basta! Per non riprodurre questa logica, però, non è sufficiente “denunciarla”. Dobbiamo iniziare a muoverci a prescindere dalle componenti. Naturalmente senza ingenuità, ma non facendoci bloccare da esse, anche attuando gesti di “apertura unilaterale”, che mostrino nei fatti un diverso modo di ragionare e soprattutto di operare.
sabato 26 maggio 2012
L’etica professionale e lo spirito della valutazione. Lettera al Presidente del GEV14
Caro prof. Colozzi,
ti ringrazio per linvito a contribuire, in qualità di revisore, ai lavori del GEV 14. Dopo averci riflettuto per alcuni giorni, sono però giunto alla conclusione che una mia eventuale partecipazione urterebbe contro la mia coscienza professionale. Già altri hanno scritto e argomentato circa una presunta scarsa legittimità scientifica e persino procedurale del GEV 14 area sociologica, motivando in questo modo la loro scelta di non accettare linvito a collaborare.
Le mie preoccupazioni sono però diverse da quelle di chi mi ha preceduto. Non ho problemi particolari rispetto alla qualità della produzione intellettuale dei membri del GEV 14 (che mi sembra comunque superiore alla media nazionale, sottacendo almeno in questa occasione il valore di quella media), né rispetto alle procedure che il GEV ha seguito sinora, in particolare nella valutazione delle riviste. Nonostante sia anche direttore responsabile e membro fondatore di una rivista dal GEV 14 declassata rispetto alla proposta AIS (la rivista è Studi Culturali, passata dalla fascia A alla fascia B), ho accolto insieme a molti altri colleghi il rating ANVUR delle riviste di sociologia come un passo avanti rispetto a quello proposto dall'AIS, il cui difetto strutturale appare evidente non appena si contino le riviste collocate in A rispetto al numero totale delle riviste valutate (riconosco per correttezza che il rating deciso dal GEV ha comunque confermato in A l'altra rivista di cui sono direttore responsabile e membro fondatore, Sociologica). Come al solito, l'AIS ha infatti scelto alla fine di non decidere, venendo meno ad uno dei compiti fondamentali di un'associazione scientifica (come pure si definisce) e di rappresentanza di categoria (come sicuramente è), e cioè quello di salvaguardare e anzi promuovere la reputazione intellettuale e scientifica della disciplina/professione nel suo complesso, prima ancora di quella, peraltro assai contestata dentro e fuori la disciplina, di alcuni membri della sua classe dirigente e delle loro cerchie di amicizie più o meno organizzate.
ti ringrazio per linvito a contribuire, in qualità di revisore, ai lavori del GEV 14. Dopo averci riflettuto per alcuni giorni, sono però giunto alla conclusione che una mia eventuale partecipazione urterebbe contro la mia coscienza professionale. Già altri hanno scritto e argomentato circa una presunta scarsa legittimità scientifica e persino procedurale del GEV 14 area sociologica, motivando in questo modo la loro scelta di non accettare linvito a collaborare.
Le mie preoccupazioni sono però diverse da quelle di chi mi ha preceduto. Non ho problemi particolari rispetto alla qualità della produzione intellettuale dei membri del GEV 14 (che mi sembra comunque superiore alla media nazionale, sottacendo almeno in questa occasione il valore di quella media), né rispetto alle procedure che il GEV ha seguito sinora, in particolare nella valutazione delle riviste. Nonostante sia anche direttore responsabile e membro fondatore di una rivista dal GEV 14 declassata rispetto alla proposta AIS (la rivista è Studi Culturali, passata dalla fascia A alla fascia B), ho accolto insieme a molti altri colleghi il rating ANVUR delle riviste di sociologia come un passo avanti rispetto a quello proposto dall'AIS, il cui difetto strutturale appare evidente non appena si contino le riviste collocate in A rispetto al numero totale delle riviste valutate (riconosco per correttezza che il rating deciso dal GEV ha comunque confermato in A l'altra rivista di cui sono direttore responsabile e membro fondatore, Sociologica). Come al solito, l'AIS ha infatti scelto alla fine di non decidere, venendo meno ad uno dei compiti fondamentali di un'associazione scientifica (come pure si definisce) e di rappresentanza di categoria (come sicuramente è), e cioè quello di salvaguardare e anzi promuovere la reputazione intellettuale e scientifica della disciplina/professione nel suo complesso, prima ancora di quella, peraltro assai contestata dentro e fuori la disciplina, di alcuni membri della sua classe dirigente e delle loro cerchie di amicizie più o meno organizzate.
mercoledì 23 maggio 2012
A proposito di GEV, componenti, riviste …e un po’ anche di sociologia (ma giusto un po’)
Al di là dei
toni (coloriti, e a tratti persino divertenti), il confronto delle ultime settimane è
stato salutare. Alcuni nodi sono venuti al pettine. Ed è bene che
se ne parli finalmente, e apertamente. Mi focalizzo su due di essi.
Il primo nodo è
quello della composizione del GEV14, o meglio del Sub-GEV per l’area sociologica.
Ora, non sfugge a nessuno che poco poco sia addentro alla storia e alle vicende
della disciplina nel nostro paese, che il GEV14 è fortemente sbilanciato nella sua parte
sociologica a favore di una specifica “componente”. Si chiamano così, per chi
ancora non lo sapesse, quei gruppi di potere accademico – o meglio, quelle
macchine politico-accademiche-concorsuali – che hanno reso negli ultimi 30 anni
la nostra disciplina un mero campo di battaglia o meglio un’ambita terra di
conquista per più o meno intraprendenti e abili imprenditori accademici (con
molto capitale sociale e poco capitale simbolico, direbbe Bourdieu), rendendo
praticamente impossibile coltivare potenzialmente proficui scambi intellettuali
tra studiosi, e soprattutto riducendo enormemente il peso del criterio del
merito nella selezione del personale (cioè degli studiosi). Da quando si sono formate, più o meno
nei primissimi anni ottanta in coincidenza con la fondazione dell’AIS, le
“componenti” sono tre – e questo numero non è privo di conseguenze per il
funzionamento del sistema complessivo. Il meccanismo elementare della
componente-macchina politico-accademico è questo: non importa quanto vali come
studioso e quanto hai fatto e cosa e dove hai pubblicato, il semplice fatto che
tu sia un membro fedele e leale della componente ti rende meritevole di posto
e/o avanzamento di carriera. A scapito dei potenzialmente più meritevoli che
pure competono per quel posto e/o avanzamento di carriera, ma hanno il difetto
mortale di essere…ingranaggi di un'altra macchina. Tutto (o quasi tutto,
concediamoci qualche spiraglio) nella nostra carriera accademica dipende dalla
composizione per componenti delle
commissioni concorsuali: dimmi chi c’è in commissione, e ti dico che chances
hai di essere tra gli “eletti”. Non c’è nessuno della tua componente in
commissione? Inutile presentarsi,
solo spreco di tempo e denari (e copie di pubblicazioni). Ci sono sedi
accademiche in cui è quasi impossibile che ci possano essere membri della
componente X, tale e tanto è il controllo su quella sede della componente Y, “nemica”
o quanto meno “non alleata” (la triade consente come noto la possibilità di
un’alleanza contro il terzo). Come da manuale Cencelli, la sociologia si è
edificata in Italia su questa spartizione (più o meno perfetta) a tre di posti,
case editrici, dipartimenti, sedi universitarie, riviste, membri di commissioni
concorsuali, presidenti AIS ecc.
lunedì 21 maggio 2012
Voci dal campo
Nelle ultime settimane il blog "Per la sociologia" è rimasto in silenzio. E' stata una scelta ponderata: dopo il grande e acceso dibattito intorno al ranking Ais delle riviste di sociologia, al quale abbiamo contribuito con una nutrita serie di interventi, prese di posizione e proposte, abbiamo ritenuto opportuno fermarci e riprendere fiato. Nel frattempo, un nuovo ranking è stato pubblicato - non dall'Ais ma dall'Anvur, e più precisamente dal Gev14. Cosa è successo dopo lo sappiamo, grazie al sito dell'Ais che ha molto opportunamente scelto di ospitare senza censure le voci di dissenso che quel ranking andava generando (se ne può trovare traccia anche nel sito di ROARS) insieme alle voci critiche che dall'Anvur stesso si sono levate contro l'Ais e il suo operato. Lo scambio di vedute che qui pubblichiamo è il più recente di cui siamo a conoscenza e vede la partecipazione del presidente stesso del Gev14: anche per questo suo rilievo istituzionale ci è parso importante renderlo facilmente accessibile a tutti i colleghi, insieme alla reazione di uno dei principali animatori della critica nei confronti dell'Anvur, del Gev14 stesso e del ranking delle riviste di sociologia da questo messo a punto. Lo pubblichiamo con il consueto spirito di servizio nei confronti della professione, augurandoci che la sua conoscenza possa aiutare a promuovere - in questo blog o altrove - un dibattito produttivo. Per la sociologia.
Caro Presidente [dell'Anvur],
il documento dei 48 e altri interventi di alcuni degli stessi
sostengono e cercano di diffondere la tesi che nel pubblicare il rating delle
riviste di area 14 (in particolare il riferimento va al rating di sociologia)
non abbiamo chiarito i criteri utilizzati e che non c’è trasparenza sulle
procedure seguite.
Rispetto a queste accuse voglio ribadire i seguenti punti.
1. Il Gev area 14 ha scrupolosamente seguito la procedura indicata
e richiesta dal Coordinatore generale della VQR e approvata a maggioranza dai
Presidenti:
a) richiesta alla Società scientifica (nel nostro caso unica) di
settore di proporre un rating delle riviste italiane articolato in 3 fasce;
b) invio del rating dell’ AIS a referees stranieri con la
richiesta di pareri e osservazioni;
c) invio all’ AIS ( in forma anonima) dei pareri e osservazioni
ricevuti dai referees sollecitando controdeduzioni;
d) valutazione finale da parte dei membri del sub-Gev che hanno
prima proposto ciascuno il loro rating, poi votato sui casi di
riviste che non avevano ottenuto una chiara maggioranza, poi votato il rating
finale.
Può essere considerata “non trasparenza” il fatto che non abbiamo
divulgato i nomi dei referees?
Può essere considerata una scorrettezza il fatto che il Gev non ha
semplicemente recepito la proposta dell’ AIS, peraltro molto discussa anche
all’interno della corporazione, come dimostra l’ampio dibattito ancora visibile
sul sito, ma ha esercitato “in scienza e coscienza” il proprio diritto-dovere
di esprimere il giudizio finale?
venerdì 16 marzo 2012
A proposito di concorsi di sociologia
Riceviamo e volentieri pubblichiamo, nello spirito di servizio alla comunità sociologica che anima questo blog, invitando gli interessati a rispondere
[UPDATED CON COMMENTI e RISPOSTE]
[AGGIORNAMENTO 27 MArzo 2012]
[UPDATED CON COMMENTI e RISPOSTE]
[AGGIORNAMENTO 27 MArzo 2012]
Si è parlato, nei mesi precedenti, di cominciare a mettere sotto osservazione i concorsi accademici, al fine di prevenire (oppure sanzionare pubblicamente ex-post) comportamenti, decisioni ed esiti concorsuali che appaiono dubbi, poco comprensibili o addirittura sconcertanti.
Nei mesi precedenti lo si è iniziato a fare con alcuni concorsi di sociologia e poi sono stati riportati alcuni concorsi di economia.
Ora questa attività di monitoraggio sembra in declino perché i concorsi stanno per finire e si passerà ad altre forme di reclutamento (es. idoneità nazionale). Tuttavia di concorsi ce ne sono ancora e, ad esempio, l’assegnazione di borse (il primo passo per iniziare un tenure track accademico) per il momento mantiene lo stesso meccanismo dei “vecchi” concorsi (nomina di commissari, presentazione delle pubblicazioni dei candidati ecc.). Per cui vale la pena non tralasciare questa attività di monitoraggio.
mercoledì 7 marzo 2012
La sociologia per
Accolgo
con piacere l'invito a intervenire su questo blog, come una tra i molti
colleghi e le molte colleghe che guardano con preoccupazione a quanto sta
avvenendo in questi mesi dentro e fuori l'università pubblica. Lo faccio qui
perchè, alla luce alle posizioni polifoniche e dissonanti che questo sito
ospita, esso mi sembra costituire uno spazio accogliente, un luogo opportuno
per affrontare i nodi che confrontano la sociologia e il ruolo della sociologia
nella fase storica in cui viviamo. Vorrei
partire dall'intervento dell'11 dicembre 2011, “Le Ragioni di una
Perplessità” per dare voce qui a una sorta di desiderio: il desiderio che
una disciplina in potenza così fertile possa divenire non solo un riflesso dei
tempi, il ritratto di una trasformazione all'interno della quale il sapere è
sempre di più uno strumento di egemonia, ma possa dare origine a un'esperienza
diversa, e divenire lo spazio entro il quale mettere in dialogo tra loro
conoscenza ed esistenza dentro e fuori le mura accademiche.
domenica 26 febbraio 2012
Ranking Ais: osservazioni da "La Critica sociologica"
Riceviamo e volentieri pubblichiamo, nello spirito di servizio alla comunità sociologica che anima questo blog.
Cari amici e colleghi,
vorremmo in primo luogo esprimere
un ringraziamento a quanti hanno partecipato al difficile e sgradito lavoro,
oltre tutto sacrificando il proprio tempo, di valutazione delle riviste scientifiche
di tipo sociologico. Accogliamo ora la richiesta
diffusa attraverso il portale dell’AIS di esprimerci in merito al lavoro in
corso in questi giorni. Questo non può esimerci dal sottolineare alcune
evidenti incongruenze, dovute in buona parte, crediamo, al tipo di questionario
e alle dimensioni adottate, oltre che ai differenti atteggiamenti dei direttori
delle riviste e delle redazioni e, infine, alle successive valutazioni. Vorremmo
quindi segnalarvi, punto per punto, alcune questioni quanto meno discutibili,
riservandoci altresì di far poi pervenire ulteriori notazioni sui punti non
ancora toccati.
lunedì 20 febbraio 2012
Altro concorso "scandalo" - Nuova mobilitazione tra gli economisti
Qualcuno si ricorderà che nel dicembre scorso la comunità degli economisti si è mobilitata intorno agli esiti -ritenuti scandalosi - di un concorso per Ricercatore che si era tenuto il 30 novembre presso l’Università del Piemonte Orientale, Sede di Alessandria, Facoltà di giurisprudenza (settore scientifico disciplinare SECS-P/01). A suo tempo avevamo dato ampia notizia del caso nel Blog, nonostante fosse riferito ad altra disciplina, per tre ragioni sostanziali:
1) innanzitutto, per l'appello all’uso di indici bibliometrici – cui la Commissione "incriminata" aveva deciso di non ricorrere visto che assegnavano il valore più basso proprio alla vincitrice-candidata locale. Quindi, se fossero stati applicati gli indici bibliometrici, si faceva notare, il giudizio finale patentemente contrario alle regole di una sana comunità scientifica sarebbe stato molto più difficile da sostenere.
2) L’esito del Concorso aveva visto la pronta reazione e mobilitazione di alcuni economisti che oltre a dare notizia del caso in vari media hanno inviato una lettera al Rettore dell’Università del Piemonte orientale perché questi intervenisse e non convalidasse gli esiti concorsuali, lettera sottoscritta da 1400 economisti di tutto il mondo.
3) Il rettore ha deciso, dopo aver controllato i materiali concorsuali, di non apporre la sua firma al verbale, delegittimando quindi la commissione concorsuale.
Nonostante questo precedente, a distanza di poco più di un mese, una storia molto simile, anzi sostanzialmente identica, si è verificata ancora nel campo disciplinare dell'economia, questa volta presso l'Università dell'Insubria.
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