sabato 11 gennaio 2014

A proposito di "sommersi" e di "salvati"


Ho letto con molto interesse I sommersi e i salvati di Matteo Bortolini, e credo che abbia centrato il punto. Chi scrive è uno dei tanti “sommersi” – ma uso questo termine con un po’ di pudore, ché ben altro e più atroce destino ha atteso i sommersi di cui ha parlato Primo Levi. Ma in queste poche righe non ci sarà spazio per recriminazioni personali o attacchi ai Commissari – il “tiro al Commissario” sta diventando lo sport più frequentato (e più insopportabile) della nostra comunità. Si tratta, ha ragione Matteo, di sottrarsi al clima da ordalia che ha accompagnato prima e seguito poi i lavori delle Commissioni. E si tratta di ribadire con forza – adesso, quando sembra difficile e finanche impossibile farlo senza dare l’impressione di mettere con forza le mani in ferite aperte -  che non si torni indietro lungo la strada impervia e accidentata dei processi di valutazione dell’università e del nostro lavoro (abilitazione e vqr su tutti. E nonostante abbia buoni motivi di frustrazione personale per gli esiti del primo processo e altrettanti buoni motivi di soddisfazione personale per gli esiti del secondo processo, non sono così sciocco da confondere il funzionamento di un meccanismo di valutazione con la filosofia che l’ha ispirato).  
Pur con tutte le distorsioni e le parziali incongruenze, non c’è ad essi un’alternativa credibile e non arbitraria. Intendiamoci: non è che la pratica della valutazione per come fino ad ora è stata interpretata sia scevra da zone d’ombra, ma questo non è un buon motivo per abbandonarla. 

venerdì 10 gennaio 2014

I SOMMERSI E I SALVATI


Non ho partecipato al round di abilitazioni 2012 per molte ragioni, alcune personali, alcune di sistema. Tra queste ultime, la convinzione che il meccanismo fosse troppo rozzo, impreciso e flessibile (regole abbozzate, tempi ristretti, responsabilità poco chiare, risorse troppo scarse) per assicurare una serena valutazione dei candidati. Era evidente che una procedura di abilitazione nazionale messa in piedi frettolosamente, senza basi e senza considerazione dello stato della disciplina (dai meccanismi di pubblicazione fino alle componenti, all inclusive) non potesse che generare incomprensioni, sconforto e, infine, conflitto improduttivo. Visto il clima dell'ultimo mese, la mia previsione si è ahimè mostrata fin troppo ottimistica: strage di candidati, proteste, minacce di ricorsi collettivi, sfiducia, lettere e controlettere, repliche e controrepliche, urla nei corridoi, amicizie infrante. Di più: lo scontro epocale tra sommersi e salvati.

Fino a qualche giorno fa pensavo di comprendere umanamente chi è stato bocciato—capivo l'opacità dei passaggi, la delusione, il senso di rifiuto e tutto il resto. Poi però mi sono chiesto il perché di reazioni tanto cariche di pathos. Diciamocelo chiaramente: più che a una procedura burocratica siamo di fronte a uno psicodramma collettivo. Lo si era già visto nel clima da ultimi giorni di Pompei della scorsa estate: corsa alla pubblicazione dell'ultimo minuto, notti insonni a computare mediane e a ricamare cv, lamentazione continua a proposito di ogni regola, decisione, codicillo della procedura, attesa spasmodica per i dettagli delle nomine e conseguente esplorazione minuziosa dei cv dei commissari per immaginare appartenenze, anticipare mosse, prevedere illeciti. 

martedì 7 gennaio 2014

Ancora sulle "riflessioni amare"

Cari Amici,


avendo seguito fin dall'inizio parte del dibattito informale alimentato dai risultati delle abilitazioni del settore, ritengo utile dare un mio modesto contributo, per evitare che si parta subito con il piede sbagliato. L'applicazione delle regole riguardanti la prima tornata delle abilitazioni nazionali solleva una serie di problemi, che devono essere accuratamente analizzati. Temo tuttavia che il documento sulle "Riflessioni amare" impedisca di affrontare le questioni in modo corretto, perché basato su una serie di considerazioni assolutamente prive di evidenza empirica, mescolandole con altre oggettivamente rilevanti. 

Lascio quindi da parte le denunce di una "omologazione ....alle scienze hard", "imposizione ... di un modello scientista, acriticamente anglosassone", "scelte ispirate ..... ad una one best way", perchè basta scorrere anche solo sommariamente la documentazione degli abilitati per capire che le cose non stanno affatto così. Mi soffermo su 4 delle 5 questioni poste in apertura, che a mio avviso sono invece rilevanti:

1. bassissima % di abilitati. A mio avviso la commissione avrebbe dovuto tenere (informalmente) in qualche conto le conseguenze che le mancate abilitazioni potrebbero avere sul funzionamento dei corsi di laurea. Mancano ancora a riguardo informazioni sufficienti, ma sappiamo che l'introduzione dei parametri minimi di docenza, poi ritirati dal ministro, potrebbero ricomparire e costringere a ridimensionare corsi di laurea rilevanti per la sociologia, in una situazione accademica in cui altre discipline potrebbero approfittare dell'indebolimento della nostra.

lunedì 6 gennaio 2014

AVANTI, CON GIUDIZIO. Considerazioni (agrodolci) su riflessioni (amare).


Il documento steso e firmato da Bianco, Giovannini, Marradi, Rositi, Sciolla, Sgritta merita attenzione per almeno due ragioni: 1) per il “peso” dei firmatari nella storia recente della sociologia italiana; 2) per la problematicità degli argomenti avanzati. In generale, ci pare si tratti di una reazione “a caldo” alla pubblicazione dei risultati dell’ASN nel settore (giustamente considerato "portante") di “Sociologia generale, politica e giuridica” che per quanto umanamente comprensibile non fa giustizia né ai lavori della commissione suddetta, né alla sociologia come (weberiana) “scienza di realtà”.

La nostra reazione alla reazione è svolta in forma di commenti ai punti salienti del documento, che citeremo di volta in volta. Una nota a margine, prima di iniziare: entrambi figuriamo nella lista degli abilitati, nei risultati delle due commissioni sino ad oggi pubblicati. Se questa “compromissione” ci indurrebbe a tacere, a far finta di niente, ad aspettare che altri parlino, il nostro impegno in questo blog e in altre sedi di confronto, e non ultimo il nostro carattere, ci hanno persuasi invece ad intervenire, assumendoci le responsabilità di ciò che scriviamo. Inclusa quella, spiacevole, di manifestare in modo così netto il nostro dissenso rispetto ai giudizi, alle diagnosi, alle prognosi, di colleghe e colleghi che stimiamo e con cui ci siamo spesso trovati d’accordo.

Il documento inizia con l'elencazione dei principali risultati ("notissimi") dei lavori della commissione, e da qui iniziamo anche noi.

1. Fortissime (e inspiegabili) differenze di valutazione tra Sociologia generale (19,6 di abilitati nella prima fascia, 16,7% nella seconda) e quelle effettuate – a tutt’oggi – dalle altre Commissioni (media generale prima fascia: 43,9; mediana: 41,6; seconda fascia: 43,8; mediana: 41,5);

COMMENTO: La comparazione andrebbe fatta con le percentuali di abilitati, innanzitutto, delle altre commissioni sociologiche. In secondo luogo, con le altre scienze sociali. Le scienze hard – e gli studi umanistici - hanno diversi criteri e tradizioni e storie. In terzo luogo, come diremo, va considerata anche la “qualità” della popolazione (dell’N) di riferimento. Al momento disponiamo solo di un caso direttamente comparabile al caso “incriminato”, quello di Sociologia dei processi economici, del lavoro, ambiente e territorio. Il confronto è da fare innanzitutto con questo caso. La percentuale di abilitati di prima fascia è qui pari al 30,4%. Una differenza dunque molto più contenuta rispetto al 43,9% calcolato su tutte le commissioni (scienze dure incluse) i cui esiti ci sono noti. È giustificabile questa differenza? È chiaro che per i firmatari della lettera la risposta sia no. Ma perché aspettarsi percentuali simili se le popolazioni di partenza sono diverse? Non è più logico attendersi esiti diversi? Di quale eterogeneità non osservata stiamo parlando? L’elaborazione disaggregata per SSD relativa alla VQR (Fig. 1) fornisce una prima indicazione, davvero eloquente: nella VQR i tre SSD che rientrano nella medesima classe di concorso (sociologia generale, giuridica e politica) ottengono sistematicamente valutazioni inferiori alla media.

venerdì 3 gennaio 2014

DOVE VA LA SOCIOLOGIA? (Riflessioni amare sui risultati dell’ASN)

La recente pubblicazione dei primi esiti dell'Abilitazione scientifica nazionale (al momento sono pubblici i risultati delle commissioni di Sociologia generale, giuridica e politica e di Sociologia dei processi economici, del lavoro, dell'ambiente, mancando ancora quelli della commissione di Sociologia dei processi culturali) non poteva non suscitare dibattito, anche acceso, dentro la comunità sociologica.  Molte reazioni si sono limitate sinora agli scambi interpersonali e ai confronti interni tra i membri di singoli dipartimenti. Sono circolate lettere di critica (anche "denuncia") in mailing list dedicate, e non sono mancati naturalmente post inviati al forum espressamente creato per la discussione degli esiti dell'ASN dal sito, ora rivista, ROARS. Quella che riceviamo e che qui di seguito pubblichiamo, è a quanto ci risulta la prima presa di posizione pubblica, il primo documento, scritto in reazione alla pubblicazione dei risultati, da parte di sociologi. Firmato da alcuni colleghi (tutti ordinari o ex ordinari ora in pensione) il documento è, come si può intuire sin dal titolo, fortemente critico rispetto agli esiti dell'ASN e in particolare ai lavori della commissione di Sociologia generale. Volentieri lo pubblichiamo, invitando come sempre alla discussione e al confronto, che siamo certi non mancherà.



Questo documento nasce in reazione ai risultati resi pubblici in questi giorni dei lavori della Commissione di Sociologia generale, giuridica e politica, relativi all’ASN (Abilitazione Scientifica Nazionale). Anche se largamente noti alla comunità scientifica, ne richiamiamo gli aspetti principali:

1. Fortissime (e inspiegabili) differenze di valutazione tra Sociologia generale (19,6 di abilitati nella prima fascia, 16,7% nella seconda) e quelle effettuate – a tutt’oggi – dalle altre Commissioni (media generale prima fascia: 43,9; mediana: 41,6; seconda fascia: 43,8; mediana: 41,5);

2. Per circa un terzo, gli abilitati di prima fascia provengono da altri settori concorsuali; dei 29 abilitati, 25 sono concentrati nelle regioni del Nord: Centro e Sud insieme contano in tutto 4 abilitati; per quasi un terzo, gli abilitati appartengono a sedi della stessa città (Milano);

3. Per la seconda fascia, dove non sono ovviamente indicati né la sede né il settore, si possono solo segnalare le tendenze in atto: circa 60 su 71 abilitati (le domande presentate sono 424) provengono da università del Nord; di questi circa 15 (un quarto) da Milano, una decina da Trento. Guardando ai campi di interesse (in mancanza dei SSD), i candidati con poche eccezioni presentano lavori in buona misura congruenti con le specifiche del settore abilitante;

4. I candidati sono stati valutati quasi esclusivamente sul piano scientifico. È mancata pressoché totalmente la valutazione delle attività didattiche svolte e – come sarebbe stato logico almeno per i candidati alla prima fascia – la capacità e l’esperienza di lavoro istituzionale e gestionale;

5. Giudizi stereotipi e frettolosi, incongruenze, arbitri valutativi e veri e propri errori materiali sono largamente presenti nella formulazione dei giudizi.

venerdì 8 novembre 2013

Così il direttivo della sezione ELO replica alla lettera del direttivo Ais sui "processi di valutazione in corso"

Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo.



Cara Presidente, gentili membri del Direttivo


La volontà del nuovo Direttivo nazionale AIS di concentrare il suo primo intervento sulla valutazione ci sembra condivisibile, anche visti i numerosi processi in corso di valutazione della ricerca per quanto riguarda le strutture (VQR), le carriere individuali (ASN), la didattica (AVA). Riflettere su tali processi può aiutare a individuare i punti di forza e di debolezza dei vari meccanismi di valutazione per rafforzare i primi e ridurre i secondi. Si tratta di temi su cui non mancherà certo il contributo della nostra sezione, come mostra anche il fatto che nell'ultimo convegno AIS-ELO organizzato a Bologna abbiamo avuto una sezione dove si è parlato di Università, delle riforme recenti e anche della VQR.In questa ottica, però, crediamo che siano utili e condivisibili interventi su quei processi che hanno già dato i primi risultati e su cui si può fare una riflessione accurata evidenziando eventuali criticità e individuando eventuali interventi a carattere migliorativo. Su questo, ad esempio, avremmo ritenuto opportuno un contributo alla riflessione da parte di AIS Nazionale sull'esito della VQR  i cui risultati sono pubblici dall'estate. Oppure anche una riflessione sull'esito del processo di selezione dei PRIN - appena pubblicati - che ha penalizzato tutte le nostre discipline.Ci lascia invece molti dubbi un intervento come quello del Direttivo AIS per due ragioni. Primo perché interviene sui "processi di valutazione in corso", ovvero su una procedura concorsuale che è ora nella sua fase finale e che ancora non ha prodotto risultati; crediamo infatti che una lettera di questo tipo nella fase conclusiva delle abilitazioni possa essere percepita sia internamente, da parte dei soci, sia dall'esterno, come un intervento inopportuno. Secondo perché il giudizio che viene espresso sui processi in corso, valutati in modo molto differenziato all'interno della nostra comunità,  è fortemente critico ed  esclusivamente negativo e trascura gli elementi positivi di tali processi, elementi che pure non mancano.Proponiamo pertanto che appena chiuse le selezioni, si apra un forum che dia la possibilità di esprimersi ai soci che lo desiderano e che su questa base il direttivo nazionale e i direttivi delle sezioni possano elaborare una valutazione e delle proposte alternative, da far valere presso il MIUR e il CUN.

giovedì 7 novembre 2013

Dopo Firenze...

Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo. Si informa che il riferimento dei firmatari di questa lettera, tutti soci Ais, indirizzata al neoeletto direttivo dell'associazione stessa è ad una precedente "lettera dei direttivo Ais sui processi di valutazione in corso", firmata dalla neo Presidentessa, e pubblicata sul sito dell'Ais lo scorso 31 ottobre, all'indirizzo: http://www.ais-sociologia.it/forum/lettera-del-direttivo-ais-sui-processi-di-valutazione-in-corso-3311. 
Ci riserviamo di tornare, come Per la sociologia-XLS, più distesamente sulla questione che chiaramente riguarda non solo e non tanto i processi di valutazione tuttora in corso quanto le forme e i modi della rappresentanza professionale della nostra disciplina, in occasione di un prossimo post in cui si avanzeranno alcuni elementi di analisi e di riflessione sugli esiti del convegno fiorentino e in particolare sulle elezioni per il rinnovo delle cariche, esiti peraltro ormai ampiamente noti (e prevedibili).




Gentile direttivo,
siamo soci dell’Ais e con piacere registriamo l’intenzione da parte vostra di avviare una riflessione collettiva sui temi della valutazione della ricerca e delle carriere scientifiche. Temi di estrema attualità in questo momento, come tutti sappiamo.
Nella formulazione della vostra lettera, tuttavia, troviamo alcuni aspetti che ci hanno lasciati perplessi perché, non essendo del tutto chiari, danno adito anche a interpretazioni in cui non ci potremmo riconoscere. In particolare, su due temi vi chiediamo di fare chiarezza e sbarazzare il campo da possibili forme di strumentalizzazione.
La lettera sembra mostrare una preoccupante mancanza di sensibilità istituzionale, laddove vi pronunciate su procedure di valutazione che sono ancora in corso. Parlate di “prendere posizione” per “favorire la trasparenza dei processi di valutazione ora in corso” e per “contribuire a correggere” le loro “storture”. Vi chiediamo di chiarire queste affermazioni. A quale mancanza di trasparenza state pensando (dato che i CV dei candidati, i criteri utilizzati per la valutazione e i risultati della stessa saranno resi pubblici)? Di quali storture siete a conoscenza? Come pensate di correggere il processo senza interferire illegittimamente con l’autonomia delle commissioni?
In secondo luogo, con riferimento alla valutazione della ricerca, vi chiediamo di esplicitare che cosa intendete per “scarsa trasparenza dei parametri”, “discutibilità dei criteri”, “griglie di valutazione e parametri di valutazione grossolanamente inadatti”, poiché si tratta di espressioni vaghe e quindi troppo facilmente fraintendibili. Temiamo infatti che questa vaghezza possa alimentare una resistenza culturale ai principi della valutazione, della comparazione e del merito scientifico applicati allo sviluppo delle carriere universitarie e al finanziamento degli atenei, principi di cui gli attuali processi di valutazione - pur con tutti i loro difetti - sono finalmente espressione.
Restiamo in attesa di una vostra risposta, convinti che ogni chiarificazione non possa che aiutare a migliorare “la qualità e la ricchezza del nostro lavoro”.
Cordiali saluti,

Maurizio Ambrosini, Gabriele Ballarino, Filippo Barbera, Giovanni Boccia Artieri, Luigi Burroni, Maurizio Catino, Antonio Chiesi, Guido Gili, Mauro Magatti, Enzo Mingione, Emanuela Mora, Nicola Negri, Emmanuele Pavolini, Francesco Ramella, Costanzo Ranci, Ida Regalia, Marino Regini, Emilio Reyneri, Paolo Volonté.


lunedì 29 luglio 2013

Si riparte!

Dopo alcuni mesi di silenzio (per lo meno ufficiale), il blog "Per la Sociologia" riprende sperando ancora una volta di stimolare e indirizzare la discussione attorno alle trasformazioni della sociologia italiana così come ha saputo fare, anche grazie al vostro contributo, nell'anno passato.
In attesa di conoscere gli esiti dei lavori svolti dalle commissioni per l'abilitazione, su cui di certo avremo modo di intervenire, l'occasione è offerta dalle prossime elezioni per il rinnovo delle cariche sociali dell'AIS.

Come è a tutti evidente - soci e non soci - si tratta di un momento importante, non solo simbolico ma anche sostanziale, particolarmente delicato in questa fase di rinnovamento istituzionale del sistema accademico nazionale e non solo nazionale. Un momento che riguarda tutti i sociologi accademici italiani, essendo l'AIS ad oggi l'unica associazione nazionale di rappresentanza della professione/disciplina, le cui scelte - e non scelte - incidono sulla vita di tutti, soci e non soci.


Anche per questo abbiamo ritenuto utile e doveroso avviare  un confronto franco e aperto su questo processo, spingendo affinché le elezioni dell'AIS riflettano il più possibile un sostanziale rinnovamento di metodo nonché una chiara adesione ad alcuni principi di fondo circa il governo e la rappresentanza della nostra disciplina che su questo blog, e ancor prima sul Forum Treccani, sono stati ampiamente dibattuti.

La lettera aperta che pubblichiamo, seguita dalle firme di chi sinora ha aderito (ma l'appello per la sottoscrizione è ancora valido, anzi invitiamo chi condivide il contenuto della lettera a scriverci in modo che il suo nome possa essere aggiunto alla lista dei firmatari) è il primo passo di un'operazione più ambiziosa che vorremmo tentare, e cioè la sollecitazione di candidature ad ogni livello che siano indipendenti dalle tre "componenti", e che anzi rispettino il principio della piena rappresentanza professionale a prescindere dall'adesione a qualsivoglia fazione o partito (para)accademico.


Il termine per la presentazione di candidature è stato fissato dall'AIS al 5 settembre. Ci auguriamo che l'appello non cada nel vuoto. In ogni caso, è aperto il dibattito.

Un caro saluto e un augurio di buone vacanze

la redazione di xls




Per le prossime elezioni AIS: lettera aperta ai soci dell’Associazione Italiana di Sociologia, e ai colleghi tutti


Care Colleghe e cari Colleghi,

il prossimo ottobre si svolgeranno le elezioni per il rinnovo della Presidenza e del Direttivo dell’Associazione Italiana di Sociologia, secondo le modalità di cui al link http://www.ais-sociologia.it/alert/informativa-elezioni-ais-3112 .

A tal proposito, i sottoscrittori di questa lettera aperta intendono porre alla vs. attenzione – e a quella di tutta la comunità sociologica italiana – alcune considerazioni.

Dalla sua costituzione a oggi, i Presidenti dell’AIS sono stati: Achille Ardigò, Francesco Alberoni, Luciano Gallino, Mario Aldo Toscano, Pierpaolo Donati, Laura Balbo, Giandomenico Amendola, Roberto Cipriani, Antonio de Lillo, Alessandro Bruschi. Come è ben noto, la regola che ha guidato le candidature e la successiva elezione dei Presidenti (e in funzione di questi, dei Vice-Presidenti) è stata quella della rotazione/spartizione tra le tre c.d. “componenti” che proprio dalla nascita dell’AIS dominano la comunità sociologica italiana interferendo pesantemente con il suo funzionamento come “comunità scientifica”.

Noi siamo convinti che non ci potrà essere vero rinnovamento nell’AIS – e rilancio della comunità sociologica nazionale, tanto più urgente oggi in presenza delle nuove forme di regolazione e regolamentazione della vita accademica – se non verrà meno la legge non scritta della rotazione/spartizione imposta dalle componenti, legge che non ha alcun diritto di cittadinanza in una “sana” comunità scientifica e che anzi si presenta come contraria ai principi di trasparenza e riconoscimento del valore intellettuale che sono alla base della scienza e in genere della ricerca.  Ciò non vale solo per il rinnovo delle cariche sociali dell’AIS, ma anche e soprattutto per tutti gli altri aspetti che qualificano lo stato di una comunità professionale e che vedono pesantemente all’opera la logica “di parte” tipica delle componenti – dalla costituzione dei consigli direttivi delle riviste alla valutazione dei progetti di ricerca di interesse nazionale sino alle procedure di selezione e reclutamento accademico.

Non fosse altro che per il valore simbolico che riveste, l’elezione della Presidenza dell’AIS costituisce un evento cruciale per mettere alla prova questa volontà di rinnovamento, volontà di cui abbiamo avvertito negli ultimi mesi segnali confortanti all’interno dell’AIS stessa ma non ancora sufficienti. Infatti, la meritoria scelta di rendere pubbliche le candidature chiedendo la pubblicazione del cv e del programma ai candidati non può che apparire ingenua di fronte da un lato alla pervicacia dell’influenza delle componenti sulla vita della professione sociologica italiana e dall’altro alle tante voci già circolanti che indicano la persistenza, a dispetto dello Statuto incluse le modifiche recentemente apportate, della consueta logica spartitoria che governa le candidature per la Presidenza (che toccherebbe quest’anno alla c.d.  “Sociologia per la Persona”) e per la Vicepresidenza (che spetterebbe quest’anno al MiTo).

Alla luce di queste considerazioni, e indipendentemente da ogni valutazione in merito alle presenti candidature in pectore, vogliamo esprimere con questa lettera aperta una ferma presa di posizione in favore dell’abbandono del criterio (ufficioso ma di fatto imperante) di rotazione tra componenti per la candidatura alle cariche massime e di rappresentanza paritaria (3 x 3) per la candidatura e successiva elezione dei membri del Direttivo, sollecitando al contempo l’avanzamento di una pluralità di candidature “indipendenti” – ad ogni grado e livello – di riconosciuto profilo scientifico nazionale e possibilmente internazionale, tali da garantire sia effettiva possibilità di scelta da parte dell’elettorato sia una adeguata rappresentanza della professione rispetto all’esterno, in termini di prestigio intellettuale e competenza scientifica.

Ciò identifica, a nostro avviso, la condizione minima iniziale per l’avvio di un programma di effettivo cambiamento dell’organizzazione sociale della disciplina e professione sociologica italiana, programma che possa finalmente accogliere le istanze espresse dal dibattito pubblico svoltosi negli ultimi anni dentro la professione – in particolare sul Forum Treccani, sul forum (open access) dell’AIS, sul blog “Per la sociologia”.


Firmatari

Filippo Barbera (Università di Torino)
Marco Santoro (Università di Bologna)
Francesco Ramella (Università di Torino)
Vando Borghi (Università di Bologna)
Matteo Bortolini (Università di Padova)
Manuela Naldini (Università di Torino)
Paolo Magaudda (Università di Padova)
Paolo Volontè (Università di Milano-Politecnico)
Mauro Magatti (Università Cattolica-Milano)
Nicola Negri (Università di Torino)
Yuri Kazepov (Università di Urbino)
Luigi Pellizzoni (Università di Trieste)
Mirella Giannini (Università di Napoli-Federico II)
Enrica Morlicchio (Università di Napoli-Federico II)
Emanuela Mora (Università Cattolica-Milano)
Maurizio Catino (Università di Milano Bicocca)
Iain Chambers (Università di Napoli-L’Orientale)
Angela Perulli (Università di Firenze)
Federico Chicchi (Università di Bologna)
Marco Pitzalis (Università di Cagliari)
Emmanuele Pavolini (Università di Macerata)
Domenico Carbone (Università della Val d’Aosta)
Antonietta De Feo (Università di Cagliari)
Giovanni Scotto (Università di Firenze)
Francesca Forno (Università di Bergamo)
Clementina Casula (Università di Cagliari)
Guido Cavalca (Università di Salerno)
Rocco Sciarrone (Università di Torino)
Tommaso Vitale (Sciences-Po, Paris)
Giorgio Manfré (Università di Urbino)
Armando Salvatore (Università di Napoli-L’Orientale)
Annalisa Murgia (Università di Trento)
Emanuela Abbatecola (Università di Genova)
Tiziana Terranova (Università di Napoli-L’Orientale)
Pietro Saitta (Università di Messina)
Anna Carola Freschi (Università di Bergamo)
Vittorio Mete (Università di Catanzaro)
Flaminio Squazzoni (Università di Brescia)
Laura Sartori (Università di Bologna)
Luca Queirolo Palmas (Università di Genova)
Ivano Bison (Università di Trento)
Assunta Viteritti (Università di Roma-La Sapienza)
Francesca Bianchi (Università di Siena)
Franco Chiarello (Università di Bari)
Federico Butera (Università di Milano-Bicocca)
Marino Regini (Università di Milano)
Alessandro Mongili (Università di Padova)
Barbara Grüning (Università di Bologna)
Loredana Sciolla (Università di Torino)
Gianluca Argentin (Università di Milano-Bicocca)
Davide Sparti (Università di Siena)
Ester Cois (Università di Cagliari)
Adriana Luciano (Università di Torino)
Ida Regalia (Università di Milano)
Andrea Pogliano (Università del Piemonte Orientale)
Sergio Manghi (Università di Parma)
Roberto Serpieri (Università di Napoli-Federico II)
Joselle Dagnes (Università di Torino)
Giuliana Mandich (Università di Cagliari)
Carlo Barone (Università di Trento)
Vittorio Martone (Università di Napoli-Federico II)
Costanzo Ranci (Politecnico di Milano)








giovedì 17 gennaio 2013

Commissari per caso


Come tutti sanno, sono state nominate le commissioni di valutazione del concorso di abilitazione scientifica nazionale per le tre aree concorsuali che riguardano la sociologia. Il criterio di nomina, consistente in un’estrazione a sorte, è totalmente nuovo per il sistema concorsuale italiano. Merita quindi una riflessione sui risultati che ne sono scaturiti. In particolare un aspetto mi interessa discutere: il nuovo sistema ha funzionato veramente come strumento per sparigliare le carte rispetto agli equilibri spartitori tra le componenti cui eravamo abituati? E se è così, quali nuovi scenari si stanno aprendo?

Non ho la pretesa di avanzare un’interpretazione, ma per cominciare vorrei mettere sul tavolo alcune considerazioni analitiche.
Nella tabella che segue riporto i nomi dei commissari e la loro appartenenza di componente. Naturalmente si tratta di un esercizio delicato, perché l’appartenenza non è un dato sancito formalmente. Solo nel caso di AIStre è stata recentemente creata una lista degli aderenti, benché non mi risulta sia al momento pubblicamente accessibile. Inoltre, se l’appartenenza è stata alla base della carriera di quasi tutti negli ultimi due decenni, ci sono però livelli di coinvolgimento molto diversi e traiettorie di cui tener conto.
È quindi importante che i diretti interessati, se non si riconoscono in queste attribuzioni, lo comunichino tempestivamente per poter fare le opportune modifiche.